Comitati Buona Scuola del Veneto

Benvenuti nel nuovo blog dei Comitati Buona Scuola del Veneto!

Posted by comitatonogelmini su gennaio 6, 2011

Da oggi, 6 gennaio 2011, è attivo il nuovo blog dei Comitati Buona Scuola del Veneto: vuole essere uno spazio di informazione e condivisione per tutte le realtà territoriali che nella nostra regione si stanno bettendo per una buona scuola di tutte/i e per tutte/i.
Chiunque voglia contattarci può farlo inviando una mail a:
buonascuolaveneto@gmail.com

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5 febbraio: i Coordinamenti Buona Scuola del Veneto nelle piazze per difendere la scuola di tutti e di tutte

Posted by comitatonogelmini su febbraio 4, 2011

di Assemblea Difesa Scuola Pubblica Vicenza
4 febbraio 2011

 

 

L’Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza

promuove per il giorno 5 febbraio p.v. con i Coordinamenti Buona Scuola del Veneto (Verona, Treviso, Alto vicentino-Schio, Padova e Venezia) una serie di iniziative a livello locale e regionale, per informare e sensibilizzare la cittadinanza sulla condizione della scuola pubblica statale, considerato che a partire dal 2008 la Pubblica Istruzione è stata più volte fortemente penalizzata dalle manovre governative con tagli per 8 miliardi di euro e 144.000 (centoquarantantaquattromila) lavoratori previsti dall’art. 64 della legge 133 del 2008. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La situazione delle Scuole Statali, alla fine del 2010, è a dir poco drammatica, con aule fatiscenti, classi smembrate per l’impossibilità spesso di nominare i supplenti, diritti negati agli alunni e alle alunne diversamente abili, azzeramento dei trasferimenti per il funzionamento delle attività didattiche, blocco degli scatti di carriera per i docenti, tagli al personale docente e non docente e così via.
Come se non bastasse, nel maxiemendamento alla Finanziaria per il 2011, non solo sono stati confermati i tagli già previsti per il prossimo anno alla scuola pubblica, ma sono stati stanziati ulteriori finanziamenti di 245 milioni di euro alle scuole paritarie.

Il Coordinamento regionale, riunitosi lo scorso 11 dicembre, ha conseguentemente lanciato una serie di iniziative fin dalle scorse settimane con un seminario a Verona sull’istruzione superiore, un ‘assemblea pubblica a Treviso con le forze sociali presenti sul territorio, con la nascita del Coordinamento cittadino di genitori ed insegnanti e la raccolta di firme del Comitato di Padova per una petizione indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella quale si chiede che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo reintegri i fondi sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli impropriamente concessi agli Istituti paritari. L’articolo 33 della Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».L’iniziativa, partita da qualche settimana a seguito di una mozione dell’Assemblea dei genitori del Liceo delle Scienze Umane Gaetana Agnesi di Milano, si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia. Ha già raggiunto, infatti, Brescia, Pavia, Parma, Piacenza e Monza ed è arrivata, per ora, a Roma, Bologna, Torino e Padova.

Il Coordinamento dei Comitati Buona Scuola del Veneto ha aderito all’iniziativa e la sta diffondendo con il sito internet (https://buonascuolaveneto.wordpress.com/).

Pertanto per il suddetto giorno nella provincia di Vicenza saranno organizzate le seguenti iniziative:                                     a Schio a cura del Comitato “Salvalascuolapubblica”  (www.salvalascuolapubblica.blogspot.com/) sarà allestito un gazebo in piazzetta Garibaldi, dove ci sarà un banchetto sulla scuola.
Sarà possibile informarsi sulla situazione, firmare la petizione citata precedentemente, informarsi sulle prossime iniziative, mentre nel pomeriggio saranno organizzati: un flash mob, un gruppo di djembé, un reading e una performance degli studenti del liceo artistico.

Nella stessa giornata a Vicenza, il Comitato dell’Assemblea Difesa Scuola Pubblica , formato da insegnanti, genitori e studenti (www.difesascuolapubblica.blogspot.com), sarà presente con un gazebo dalle 15 alle 19 in Contrà Cavour per informare i cittadini sulla attuale situazione della Scuola Pubblica Statale., attraverso i volantini ed i documenti sulla scuola che saranno messi a disposizione all’interno del gazebo, in particolare il Comitato sosterrà la raccolta firme della petizione al Presidente della Repubblica, mentre un gruppo di insegnanti, genitori e studenti attueranno una rappresentazione teatrale per le vie del centro,,con la modalità del flash mob, nella quale si racconteranno le quotidianità della scuola statale attraverso cartelloni e imitazioni dei diversi attori del mondo della scuola, famiglie, studenti, insegnanti.

Invitiamo tutti i cittadini, i lavoratori della scuola, i genitori, gli studenti, i sindacati, i rappresentanti delle istituzioni e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Scuola Pubblica Statale ad informarsi e condividere le iniziative che il Movimento con le proprie forze sta cercando di costruire per difendere uno dei beni comuni che appartiene alla società civile.

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Si è costituita a Verona la Rete Docenti Scuola Pubblica Secondaria

Posted by comitatonogelmini su gennaio 13, 2011

Verona, 13 gennaio 2010
La scuola che NON abbiamo

Se qualcuno ci chiedesse: di cosa è fatta una scuola? Risponderemmo: di persone!

Alcuni insegnano affinché gli altri apprendano almeno un po’ delle cose che servono a essere persone più libere e  più colte, qualsiasi sia il tipo di scuola che si frequenta. E’ da piccoli che si inizia e poi si prosegue in un percorso che dovrebbe portare tutti a svolgere un mestiere in cui trovare reddito e soddisfazione.

Non è molto e non è tutto, la vita è molto più complicata di così ma sappiamo bene che a scuola si formano le generazioni e la società del futuro. E’ a scuola che si impara la lingua, l’importanza delle regole, la bellezza, la creatività e tutto questo “semplicemente” studiando e stando dentro molte relazioni, quelle con i compagni, quelle con i docenti, quelle con il personale non docente … la scuola è importante e infatti nessuno nega apertamente che lo sia … e allora come mai le si toglie, con determinazione e costanza, la possibilità di lavorare decentemente?

Alla scuola vengono negate le risorse economiche di cui ha bisogno, sostenendo che questo sia un male necessario per reggere la crisi economica che investe anche il nostro paese e tuttavia – ammesso che questa sia vero – disinvestire sulla formazione dei giovani è una terapia miope che dimostra l’incapacità di condurre un’analisi efficace dei processi economici messi in atto dalla globalizzazione. Non c’è trasmissione televisiva di attualità che non ci ricordi che se abbiamo una possibilità, essa si trova nella capacità di fare ricerca e di porci nel mondo come laboratorio di innovazione, lasciando ad altri il compito della produttività.

Il togliere risorse alla scuola si articola in più modi, distinti ma complementari: da un lato si riduce il Fondo di Istituto e dall’altro si riducono le risorse orarie tagliando le ore dei curricoli dei percorsi formativi e rendendoli così inadeguati a svolgere decentemente la loro funzione, e infine si privano i lavoratori della scuola del riconoscimento del lavoro che svolgono, forti del fatto che la scuola è un mondo che difficilmente fa uscire il proprio disagio allo scoperto.

Ecco perché quando accade che il disagio si manifesta non è facile incassare la solidarietà delle famiglie e più in generale dell’opinione pubblica. Pochi sanno come si svolge il lavoro di un’insegnante, che viene ancora raccontato come il privilegiato che lavora poche ore al giorno per 8 mesi l’anno. Spesso i genitori dei nostri alunni ci riconoscono valore ma siamo pur sempre le eccezioni che confermano la regola: brave persone che non smentiscono la categoria di “fannulloni” come dice uno dei più popolari ministri della Repubblica.

La contraddizione è stridente: svolgiamo un mestiere che tutti riconoscono vitale per la società ma pochi ritengono che le nostre condizioni  lavorative siano degne di essere conosciute e rispettate.

Molti insegnanti, in nome di una alta coscienza professionale, hanno fino a qui parato i colpi dello sfacelo della scuola pubblica lavorando di fatto a titolo gratuito perché non peggiorassero le condizioni dei propri studenti. Preoccupati della qualità della scuola siamo rimasti in “trincea” sopperendo alle mancanze di un Ministero che si è mostrato totalmente subalterno alla ragioneria di stato.

Progressivamente però le condizioni del fare scuola sono diventate insostenibili: siamo complici di una riforma che è avvenuta senza alcun dibattito di natura pedagogica e/o strategica, una riforma che toglie ore di scuola là dove maggiore è il bisogno di cultura e professionalizzazione, una riforma che ha ripristinato il maestro unico, che ha aumentato a dismisura il numero degli studenti per classe e  ha tagliato posti di lavoro in una misura insostenibile.

Si tratta di una riforma “democratica” perché investe democraticamente tutto il percorso di formazione, dalla materna all’università; a qualunque livello si guardi è evidente che per le famiglie sarà sempre più difficile dare una formazione adeguata ai propri figli nella scuola pubblica.

Si sarebbe tentati di dire che siamo tornati a una scuola di classe e non di classi, con buona pace del dettato costituzionale che prevede la rimozione degli ostacoli per i meritevoli.

In questo contesto la scuola non è più fattore di promozione sociale e contribuisce a perpetuare una società bloccata nelle sue dinamiche, nella quale il patrimonio delle intelligenze viene sperperato con grave danno della crescita civile e economica del paese.

I costi di questa operazione pesano sulle famiglie alle quali viene chiesto di integrare ciò che la scuola non può dare: dalla carta igienica ai corsi di recupero, dal sapone al materiale di laboratorio, dagli spettacoli teatrali ai corsi di approfondimento è tutto un chiedere contributi alle famiglie.

In questo quadro la vicenda dei viaggi di istruzione è solo l’ultimo anello di una catena che sta strangolando lavoratori della scuola, studenti e famiglie.

Di fronte all’ennesimo attacco alla professione docente – l’abolizione della diaria per le missioni all’estero con il decreto-legge 78 del 31/05/2010 a integrazione della già avvenuta abolizione della diaria per i viaggi in Italia con la Finanziaria del 2006 – molti docenti hanno ritenuto necessario dare un segno forte di protesta, dichiarando di non essere disponibili ad accompagnare i propri studenti in viaggio. Numerosi collegi docenti si sono espressi in questo modo e hanno trovato le forme più adatte per condividere le loro ragioni con studenti e genitori. Ovviamente dispiace non dare più ai ragazzi l’opportunità di allargare orizzonti e conoscenze e dispiace anche che questa azione incida sui lavoratori del settore turismo.

Tuttavia in un paese in cui un ministro della Repubblica può dire che con la Divina Commedia non si mangia non dovrebbe suonare strano pensare che non è indispensabile il viaggio di istruzione. D’altra parte cade la Domus dei gladiatori a Pompei e questo non sembra né grave né contraddittorio della nostra “vocazione” turistica.

Per tutte queste ragioni noi insegnanti della scuola secondaria veronese abbiamo deciso di dare vita a una rete con il fine di

  • denunciare il grave stato di deprivazione in cui la scuola pubblica è costretta a vivere
  • creare spazi di discussione e iniziative di sensibilizzazione
  • condividere con genitori e studenti il profondo disagio del nostro lavoro
  • condividere con la società civile veronese la preoccupazione sullo stato delle cose
RETE DOCENTI SCUOLA PUBBLICA SECONDARIA

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Circolare Iscrizioni 2011: alcune riflessioni e qualche consiglio

Posted by comitatonogelmini su gennaio 9, 2011

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
9 gennaio 2011

 

 
Attenzione ai moduli di iscrizione alla scuola primaria: NON ESPRIMETE ALTRE OPZIONI OLTRE ALLA VOSTRA SCELTA SUL MODELLO ORARIO. Attenzione anche per chi non si avvale dell’insegnamento della Religione Cattolica

Come ogni anno è stata pubblicata dal MIUR la circolare (n° 101 del 30 dicembre 2010) che fissa i criteri per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado.

Il termine per la presentazione delle domande, per tutti gli ordini di scuola (con la sola eccezione dei Corsi per adulti), scade il 12 febbraio 2011.

Nelle sue 22 pagine questa circolare riafferma, purtroppo, il criterio di ‘razionalizzazione’ che ha guidato il riordino della scuola italiana negli ultimi 2 anni scolastici.

In particolare:

Per tutti gli ordini di scuola, prima dell’inizio delle iscrizioni, poiché si prevedono domande di iscrizione in eccedenza, le scuole dovranno procedere alla definizione di criteri di precedenza nella ammissione mediante una delibera del consiglio di circolo/istituto che va resa pubblica (pag.9).

Riteniamo importante per i genitori e per gli insegnanti (soprattutto quelli presenti nei consigli di circolo/istituto) porre attenzione al fatto che tali criteri non presentino alcun profilo discriminatorio; ricordiamo che le delibere dei consigli di circolo/istituto non sono soggette a nessun tipo di controllo gerarchico, ma possono essere impugnate solamente di fronte al TAR.

Nella scuola dell’infanzia o Materna (pag.3) viene sottolineata la ridotta capacità delle scuole statali di accogliere nuovi bambini indipendentemente dai moduli  orari scelti e l’istituzione di “.. nuove scuole e di nuove sezioni avviene in collaborazione con gli enti territoriali, assicurando la coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie”.

Per la scuola primaria o Elementare l’opzione del tempo pieno e delle 30 ore settimanali “.. è subordinata all’esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi…” e il “..modello di 24 ore settimanali si rende possibile solo in presenza di un numero di domande che consenta la formazione di una classe” (pag.4).

Tutto questo a dispetto del continuo decremento delle nascite.

La scuola secondaria di primo grado o Media vede le stesse limitazioni dei precedenti ordini di scuola (pag.4); il tempo scuola a 30, 36 e 40 ore (tempo prolungato)  ”… è subordinato all’esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi….”

Per i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) (pag.7) la loro effettiva disponibilità viene demandata alle Regioni e alle singole istituzione scolastiche.

Nella scuola secondaria di secondo grado o Superiore, come negli altri ordini si scuola, si prevedono, nonostante i tagli operati, difficoltà nell’accoglimento delle domande (pag.9) “… Le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica…”.

Per il terzo anno consecutivo, le indicazioni contenute (ma soprattutto la modulistica ad esse connessa!) cercano di indirizzare i genitori in modo subdolo e non coerente con la normativa attualmente vigente.

Segnaliamo comunque che, per quel che riguarda la modulistica, è la stessa circolare n. 101 che recita: “I citati modelli, ferme restando le informazioni sopra riportate, potranno essere contestualizzati a cura delle singole istituzioni scolastiche autonome (pag. 8)”

1. Il modulo d’iscrizione alla scuola primaria

Cosa c’è che non va

La circolare n.101 indica per la scuola primaria (pag.8) che “Ogni singola istituzione scolastica, all’atto dell’iscrizione, mette a disposizione delle famiglie il proprio Piano dell’offerta formativa (P.O.F.) recante le articolazioni e le scansioni dell’orario settimanale delle lezioni e delle attività (inclusa l’eventuale distribuzione dei rientri pomeridiani) e la disponibilità dei servizi di mensa, secondo quanto previsto dal Regolamento (art. 4). All’atto dell’iscrizione, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale, che, in base all’art. 4 del Regolamento, è così strutturato: 24; 27; fino a 30; 40 ore (tempo pieno).

L’allegato scheda B “Domanda di iscrizione alla scuola primaria” prevede però che il genitore “indichi in ordine di preferenza (da 1- prima scelta – a 4)” il modello orario.

E i modelli orari previsti dalla scheda sono 4: 24, 27, fino a 30 ore, 40 ore per il tempo pieno.

Si costruisce così la premessa di una vera mistificazione: in tal modo qualsiasi sia il modello orario che sarà effettivamente erogato dalla scuola, apparirà come “opzione del genitore”!

Ai genitori diciamo quindi: attenzione!!!

Come comportarsi per non farsi gabbare

Se l’istituto presso cui avete deciso di iscrivere vostro figlio/a vi presenta questa tipologia di modulo, date solo ed esclusivamente la preferenza per la scelta di orario che ritenete più opportuna, ma non barrate tutte le caselle, né tanto meno date ordini di preferenza; vi invitiamo inoltre a scegliere modelli attenti alla qualità, che tendano ad attestarsi sulle 40 ore settimanali (con due insegnanti per classe) e sulle 30 ore (prevedendo un limite al numero massimo di insegnanti che operano in ciascuna classe); che evitino forme di prevalenza, suscettibili di tradursi in disparità tra classi di uno stesso istituto, che prevedano un utilizzo pedagogicamente fondato della compresenza.

2. il modulo relativo alle scelte per gli alunni che non si avvalgono della religione cattolica

Finalmente, dopo due anni in cui i moduli presentati erano (guarda tu il caso…) incompleti e difformi dal testo della circolare, questa volta il modello F – “Modulo integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’IRC” presenta tutte le opzioni possibili:

A)   ATTIVITÀ DIDATTICHE E FORMATIVE

B)    ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI CON ASSISTENZA DI PERSONALE DOCENTE

C)    LIBERA ATTIVITÀ DI STUDIO E/O DI RICERCA INDIVIDUALI SENZA ASSISTENZA DI PERSONALE DOCENTE

D)   NON FREQUENZA DELLA SCUOLA NELLE ORE DI INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA.

La normativa tuttora vigente in materia (Legge 121 del 25/03/1985 art. 9 punto 2, C.M. 316 del 28/10/1987) così recita:

Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici.

Per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, i collegi dei docenti debbono formulare precisi programmi. Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, il Dirigente Scolastico deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni quale preciso obbligo dell’istituzione scolastica. Non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola.

Si raccomanda anche che, nel quadro delle possibilità offerte dalla normativa vigente, lo svolgimento delle attività educative si debba realizzare avendo ogni cura affinché i bambini non avvertano alcuna forma di disagio psicologico e relazionale per le differenti scelte operate dai genitori.”

Pertanto, in base a tali disposizioni (non ce ne sono state altre successive e pertanto del tutto in vigore) e alla giurisprudenza in materia, tutte le scuole debbono garantire l’attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica nell’ambito della gamma di proposte offerte alle famiglie al momento dell’iscrizione.

Nel caso in cui non si riesca più a garantire questa attività con l’utilizzo delle risorse interne, non ci si deve “arrangiare in un qualche modo”, ma si deve nominare un supplente. Infatti, sempre nelle suddetta CM n. 316 si dice che: “Allo scopo di assicurare l’effettivo svolgimento delle predette attività si potrà, tuttavia, procedere all’assunzione di supplenti nella misura in cui non si renda possibile provvedere con l’utilizzazione del personale già in servizio.”

Ricordiamo inoltre che, negli ultimi 12 mesi, sono intervenute due importanti novità:

1)     con sentenza del 30 Luglio 2010 il tribunale di Padova ha stabilito che l’ora alternativa è un diritto, e ogni scuola è obbligata a garantirla.

2)     Dopo un minuzioso lavoro sviluppato dai Comitati che sul territorio nazionale agiscono a difesa della scuola pubblica, i vari Uffici scolastici Regionali hanno pubblicato indicazioni operative atte a permettere alle singole istituzioni scolastiche di nominare personale ad hoc per garantire l’attuazione delle attività alternative alla religione cattolica con pagamento a carico degli Uffici Provinciali del Tesoro che hanno fondi specificamente previsti per questo (vedi, ad esempio, la nota dell’USR del Veneto  MIUR/AOODRVE/UFF.III/10978/C7 del 14 settembre 2010). 

Non c’è mancanza di risorse che tenga! Va garantito il diritto allo studio di tutti e pari opportunità formative!!!

Come comportarsi per non farsi gabbare

Verificate che:

a) nel P.O.F. della scuola siano esplicitamente previste tutte le possibilità dovute a chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica;

b) nel modello F integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’IRC che vi verrà sottoposto vi siano tutte e quattro le possibili opzioni previste, in particolare quella che riguarda le attività didattiche e formative.

Se così non fosse, allegate una dichiarazione integrativa da voi redatta che chieda esplicitamente l’attivazione di tale possibilità, citando la normativa vigente (Legge 121 del 25/03/1985 art. 9 punto 2, C.M. 316 del 28/10/1987); assicuratevi che questa richiesta venga protocollata insieme alla vostra domanda d’iscrizione!!!

Scaricate l’opuscolo riassuntivo e diffondetelo ai genitori che devono iscrivere i loro bambini

Difendiamo i nostri diritti!!!

Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova

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Tagli al pubblico impiego: l’86% sono dipendenti della scuola

Posted by comitatonogelmini su gennaio 5, 2011

di Alessandro Giuliani
da Tecnica della Scuola
5 gennaio 2011
A quantificare il “sacrificio” enorme chiesto al comparto istruzione è stata la Ragioneria Generale dello Stato: nel Conto Annuale 2009 sul pubblico impiego è indicato che dei 64.000 posti di statali soppressi nel biennio 2008/09 ben 55.000 sono docenti o Ata. Per la metà si tratta di supplenti annuali.

Al di là delle difese ad oltranza del ministero dell’Istruzione, i tagli drastici attuati nel comparto scuola sono un dato inequivocabile: ad affermarlo è anche la Ragioneria Generale dello Stato che, che attraverso il Conto Annuale 2009 sul pubblico impiego ha quantificato in 55.000 posti, tra insegnanti e personale Ata, la riduzione messa in atto dal Governo nel biennio 2008-2009.
Per chi vive nella scuola il dato non è di certo una novità: rappresenta, in minima parte, una prima fetta dei provvedimenti decisi in ‘coda’ all’ultimo Governo con a capo Romano Prodi e poi a seguito della famigerata Legge 133/08 voluta dell’attuale maggioranza per far quadrare i conti dello Stato. Quel che vale la pena sottolineare, sempre esaminando il Conto Annuale della Ragioneria, è però il fatto che il sacrificio richiesto ai vari comparti statali è per l’86% sul “groppone” dell’istruzione. Dal rapporto annuale emerge, infatti, che nello stesso biennio i posti di dipendenti pubblici soppressi sono stati in tutto 64.000, ridimensionando la quota complessiva di quasi il 2%, fino a 3.311.582 unità.
Un’ultima curiosità: la Ragioneria Generale dello Stato ha ravvisato che quasi la metà dei posti soppressi nel comporta scuola – 26.600 su 55.000 – era composta da cattedre o unità di personale Ata non di ruolo. Supplenti, quindi, nominati annualmente su posti liberi. Una quota, quella dei precari “tagliati”, destinata ad incrementarsi sensibilmente nel biennio a seguire. A limitare i danni del personale non di ruolo finora ci ha pensato il turn over: i pensionamenti che, al ritmo di circa 30.000 l’anno, hanno lasciato senza lavoro “solo” alcune migliaia di supplenti. Sinora la gran parte di questi ha a sua volta rimediato ricorrendo al decreto salva-precari (che ha garantito un’indennità pari a circa metà stipendio più il punteggio equivalente alla supplenza di lunga durata). Nel 2010, anno ancora non considerato dalla Ragioneria, la situazione è peggiorata: sono stati almeno 20.000 quelli privati del contratto annuale. E nell’estate prossima la situazione peggiorerà ulteriormente.

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La società civile con la FIOM

Posted by comitatonogelmini su gennaio 5, 2011

5 gennaio 2011
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack: “L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti”.

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Emanata la Circolare sulle Iscrizioni: le domande entro il 12 febbraio 2011

Posted by comitatonogelmini su dicembre 31, 2010

di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
30 dicembre 2010

Oggi pomeriggio sul sito del Ministero della pubblica istruzione è stata pubblicata l’attesa circolare ministeriale sulle iscrizioni per il prossimo anno scolastico.

Il termine è stato fissato per il 12 febbraio 2011 per tutti gli ordini di scuola.

Nei prossimi giorni daremo un commento analitico del testo della circolare.

Potete scaricare>>>qui<<< il testo della circolare e tutti gli allegati per le iscrizioni ad ogni ordine di scuola.

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E voi cosa farete?

Posted by comitatonogelmini su dicembre 26, 2010

di Michele Corsi
da ReteScuole
24 dicembre 2010
Il DDL Gelmini è stato approvato ieri anche al Senato. Gli studenti universitari di Roma avevano dato vita il giorno prima ad una grande manifestazione pacifica. A dieci giorni dai “moti” del 14 dicembre, forse è possibile qualche considerazione che può esserci utile per i tempi a venire.

I giorni successivi al 14 i media hanno enfatizzato al massimo gli incidenti che si erano prodotti dopo l’annuncio del voto di fiducia a Berlusconi, mentre l’imponente manifestazione della mattina era subito sparita dalla visualizzazione informativa. Questa scelta è ovvia per le tv di Berlusconi: avevano la necessità di ricondurre tutto ad una questione di ordine pubblico. Il problema è che la stessa scelta ha caratterizzato anche il racconto della giornata da parte dei media che si posizionano contro Berlusconi, o per lo meno non sono a lui troppo favorevoli.

Eppure gli incidenti occorsi in Piazza del Popolo e dintorni erano di una gravità ben inferiore a quella che si era registrata in situazioni analoghe ad Atene e Londra. I media inglesi e greci, però, non hanno sottolineato più di tanto quelle espressioni “violente”. E non hanno perso di vista il “nocciolo” della questione.

Nei giorni successivi il 14, poi, spariva dai media il “nocciolo” della questione, cioé il fatto che il Senato si apprestasse a votare il DDL Gelmini, mentre si moltiplicavano gli allarmi per la manifestazione studentesca che si preparava.

Non è solo questione di media. Le “organizzazioni di massa” d’opposizione, politiche e sindacali, si sono espresse allo stesso modo: l’impressione che davano era che temessero di più la possibilità di incidenti che il passaggio parlamentare del DDL Gelmini. Gli incidenti del 14 hanno fatto scattare tutta una serie di reazioni automatiche anche in quegli intellettuali che, almeno in teoria, dovrebbero manifestare simpatia nei confronti degli studenti. Saviano ha usato accenti molto duri verso i “50 imbecilli” che secondo lui avrebbero provocato incidenti, in una lettera che, a sua volta, non offriva nemmeno una riga, però, al “nocciolo” della questione, cioé la riforma Gelmini.

In realtà la ricostruzione degli avvenimenti del 14, offerta da un volume tale di testimonianze da renderla inoppugnabile, permette una lettura ben diversa da quella poco accorta di Saviano. Nella mattina si erano svolte manifestazioni che avevano visto marciare insieme pezzi fondamentali dell’opposizione “di base” al governo: studenti, metalmeccanici, terremotati, ecc. Una inedita unità assai poco sottolineata. L’annuncio che Berlusconi era sopravvissuto ha fatto scattare un senso di impotenza enorme: noi che là non c’eravamo possiamo però ben intuire, andando con la nostra memoria emotiva a quel momento, il desiderio intenso, battuto, che Berlusconi fosse sfiduciato. La massa frustrata si è poi trovata nell’impossibilità di manifestare questa emozione sotto i palazzi del potere. La polizia aveva infatti bloccato gli accessi alle strade con i suoi mezzi. A parte qualche episodio marginale, la rabbia dei manifestanti si è sfogata contro quei mezzi, cioé contro l’ostacolo fisico che li separava dalla possibilità di manifestare il proprio dissenso. Un ostacolo che in altri Paesi non c’è. Gli studenti inglesi hanno potuto manifestare anche sotto Westminster, i manifestanti del Tea Party statunitense hanno invaso addirittura il Congresso per protestare contro la riforma sanitaria e nessuno ha tolto loro un capello. Che i cittadini possano protestare sotto i palazzi del potere è un diritto democratico, che va difeso. Non è cosa “naturale” isolare i luoghi della democrazia e delle decisioni dalla libera espressione della gente.

Nei primi giorni dopo il 14, gran parte della sinistra e del “popolo viola” ha cercato di leggere quegli incidenti come opera di infiltrati. Non si può negare la possibilità che vi fossero infiltrati, ma le “prove” che sono state portate non hanno retto due giorni. Si è passati allora ad incolpare misteriose cupole di centri sociali ed antagonisti, settori politici in realtà divisi e in crisi quanto lo sono i partiti della sinistra più moderata. Eppure i fatti hanno la testa dura: gli studenti arrestati erano incensurati e sconosciuti ai nutriti schedari della polizia; l’episodio del ragazzo che ne ha colpito col casco un altro nell’intento grottesco di “fare servizio d’ordine”, è la dimostrazione della totale confusione che regnava nella piazza; nelle assemblee della Sapienza che si sono svolte dopo il 14 non vi è stato alcun settore significativo di studenti che abbia rinnegato i fatti del 14. Gli stessi studenti che sono stati ricevuti da Napolitano, oggi osannati, hanno comunque fatto educatamente presente al Presidente che loro erano gli stessi del 14.

Queste reazioni automatiche e impaurite da parte di media, intellettuali ed organizzazioni del campo “antiberlusconiano” ci dicono una cosa, molto semplice: non si vuole accettare che il 14 c’è stata una reazione di massa, radicale, rabbiosa, violenta e spontanea. Quello che una volta si chiamava “moto di piazza”. I ricordi citati sono andati, con grande stupore da parte degli studenti, al ’77, una congiuntura storica che non ha nulla a che vedere con l’attualità. Anche gli intellettuali che ancora oggi fanno riferimento a quell’esperienza hanno cercato di intepretare i fatti in quella chiave, compiendo un errore di analisi speculare alla sinistra più moderata, ma altrettanto grave: non hanno perso l’abitudine di valorizzare i fatti sociali solo quando questi si manifestano in scontri con le forze dell’ordine; oggi, dopo la manifestazione pacifica del 22, non sanno che dire.

In realtà il 14 dicembre assomiglia a ciò che è avvenuto tante volte nella storia d’Italia. I moti spontanei di chi si opponeva al fascismo nelle strade di Parma, i moti dei ragazzi con le magliette a strisce del 1960, quelli degli universitari di Valle Giulia nel 1968, o degli operai di Corso Traiano nel 1969. Tutti episodi, violenti, spontanei e di massa, che hanno segnato epoche, e ai quali, a posteriori, gli storici di qualsiasi orientamento attribuiscono una importanza fondamentale per il mutamento progressivo della nostra società. Anche perché molti dei loro protagonisti siedono ora negli uffici dirigenti di banche, tv, giornali o sugli scranni del Parlamento, in tutte e due gli schieramenti. Certe analisi ossessionate dalla non violenza ascoltate in questi giorni, mi ricordano la rigidità di certe ideologie che ascoltavo con scetticismo in passato quando qualche gruppetto spiegava tutto a suon di citazioni tratte dai sacri testi. L’Unità d’Italia che ci apprestiamo a celebrare è stata fatta con delle guerre, dal fascismo ci siamo liberati con la guerriglia. I non violenti assoluti ci riflettano. Non perché oggi dobbiamo fare le stesse cose (mi pare ovvio che NON dobbiamo fare le stesse cose), ma perché l’ideologia pacifista, al pari di qualsiasi ideologia, ci impedisce di cogliere i fenomeni sociali nuovi che accadono sotto i nostri occhi. I moti del 14 dicembre non vanno giudicati: vanno analizzati. Essi ci sono stati, stanno lì davanti a noi, ci parlano: dobbiamo ascoltarli. E, a mio avviso, ci dicono questo.

Il nostro Paese è stanco di quella massa di buffoni che siede al governo. Gli studenti universitari di Roma (così come gli studenti medi hanno fatto a Milano) hanno attraversato, per la prima volta, i quartieri popolari: se fossero stati considerati una massa di facinorosi, come sono stati dipinti per dieci giorni dai media, pensiamo davvero che sarebbero stati accolti così festosamente dai loro abitanti? Gli automobilisti bloccati si sarebbero messi a salutarli col clacson invece di sclerare? In Italia c’è una massa di scontento in ebollizione che attende il momento di farla finita con questo governo, dentro un incrocio, estremamente pericoloso per i potenti, ma che dovrebbe essere magico per le forze di opposizione, di crisi politica e crisi economica, in una situazione in cui anche le forze dell’ordine si sentono poco rispettati da chi li comanda. Una coincidenza che in altri Paesi ha provocato “moti” che hanno spazzato via governi e dittatori nel giro di pochi giorni.

E’ quello al quale dobbiamo lavorare? No di certo. Non siamo il Kirghizistan. Ma la potenza inespressa della rivolta che cova nella massa di studenti, precari, operai, dovrebbe dire alle forze politiche e sindacali che allo scontento collettivo va dato espressione, spazio, organizzazione, forza d’impatto. Un piccolo esempio. Una settimana fa Forza Nuova voleva aprire una sede in pieno centro a Milano. Cosa succede normalmente in questi casi? Che si muovono gruppi più o meno organizzati di giovani che per impedire lo scempio si “scontrano” con le forze di polizia pagando prezzi altissimi in termini di denunce, ecc. Invece questa volta è accaduto un fatto nuovo: l’iniziativa se l’è presa in carico la Camera del Lavoro. Ed ha imposto con la propria “mole” e Ia propria iniziativa che quella sede non venisse aperta. Il risultato è stato ottenuto lo stesso, ma senza incidenti, senza violenza, senza giovani denunciati o manganellati dalla polizia. La Camera del Lavoro di Milano è rivoluzionaria? No: è una tra le più moderate d’Italia e il suo segretario è considerato un terrificante “destro”. Ma ha capito una cosa: è il vuoto di iniziativa di chi dovrebbe organizzare la protesta che provoca “incidenti”. La violenza nasce dal basso nel momento in cui dall’alto delle organizzazioni, ci si rifiuta di usare la forza di cui si dispone. Per questo la sinistra ha difficoltà a “vedere” i moti del 14 dicembre: perché costituiscono lo specchio della propria inazione.

Quindi, cari politici e intellettuali che avete predicato sino alla noia in questi giorni sul pericolo della violenza, ora, cosa farete? Cosa farà Susanna Camusso, neosegretaria della Cgil, che agli studenti ha raccontato che “non ci sono le condizioni per lo sciopero generale”? Potrebbe spiegare a noi lavoratori quando queste condizioni sarebbero propizie? Aspetta che Berlusconi si rafforzi di nuovo? O che il tasso di disoccupazione raddoppi? O che Marchionne sia imitato da ogni padrone in tutta Italia? Cosa farà Pantaleo, segretario della FLC, il potente sindacato dei lavoratori della conoscenza, che pronuncia molti discorsi di sinistra, va alle manifestazioni della Fiom, ma non ha fatto l’unica cosa concreta di sinistra che avrebbe potuto fare e cioé proclamare uno sciopero della scuola e dell’università? Cosa farà Bersani, il grande stratega politico che in una situazione estremamente propizia come l’attuale l’unica cosa che gli viene in mente è promettere a Casini la futura presidenza del consiglio? Casini, quello che è d’accordo con la riforma Gelmini della scuola, che apprezza Marchionne e che se ne frega della disoccupazione? E Saviano, lo aspettiamo al varco: ha dato degli “imbecilli” a quelli del 14, provi ad insultare con pari passione anche Fini, che ha votato a favore del DDL Gelmini. Signori, quando comincerete ad analizzare i fenomeni sociali e ad ascoltarli invece di precipitarvi a condannarli? Quando comincerete a fare il vostro mestiere? Siete contenti? Gli universitari il 22 hanno dimostrato quello che già era evidente: di essere ragionevoli e intelligenti. Bene, e ora voi, dirigenti della sinistra, dirigenti dei sindacati, intellettuali, voi: cosa farete?

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